giovedì 26 settembre 2013

LEADERSHIP DIRIGENZIALE NELLA PREVENZIONE DEI RISCHI





Una gestione efficace della sicurezza e della salute sul lavoro rappresenta un importante fattore per il successo di un'impresa. È fondamentale che il management dimostri di possedere capacità di leadership nel campo della sicurezza e della salute.
Gestire efficacemente questo aspetto significa saper garantire la salute, la sicurezza e il benessere di tutto il personale, riducendo i rischi e assicurando una protezione da danni o malattie collegati alle attività lavorative.
La letteratura scientifica individua un forte nesso tra la qualità di leadership e il miglioramento del benessere dei dipendenti (minori ansia, depressione e stress lavoro correlato, minori assenze per malattie, etc..)
L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha creato uno strumento di autovalutazione della leadership nel campo della SSL che consente di verificare la situazione aziendale per quanto riguarda la prevenzione.

http://www.healthy-workplaces.eu/it/leadership/leadership-self-assessment#mainContent#appendix

https://osha.europa.eu/it/topics/management-leadership

lunedì 16 settembre 2013

BILANCIAMENTO VITA LAVORATIVA E VITA PERSONALE




“Per molti la giornata lavorativa non finisce al rientro a casa dall’impiego retribuito: in quel momento inizia una seconda giornata, quella dei compiti domestici, dell’educazione dei figli e della cura di persone a carico e parenti anziani. Nel momento in cui si formulano strategie, tale tempo aggiuntivo va tenuto presente, così come il fatto che questo doppio carico di lavoro raramente è ripartito in maniera equa tra uomini e donne!.
Bernhard Jansen (ex direttore, DG Occupazione, affari sociali e pari opportunità, Commissione europea)
 

ICSR – Fondazione per la diffusione della responsabilità sociale delle imprese ha effettuato una ricerca sul bilanciamento tra vita personale e professionale

In un momento di crisi economica parlare delle esigenze dei lavoratori di bilanciare tempi
di vita e di lavoro può avere più senso di quanto non possa sembrare. Da parte dei lavoratori vi è la richiesta di politiche meno strutturate e formalizzate, che sappiano rispondere meglio alle proprie particolari esigenze. Un lavoro quindi tagliato su misura, che accompagni le diverse fasi della vita dei lavoratori. Da parte delle aziende, seppur con qualche difficoltà, l’adozione di buone prassi produce benefici precisi ed è possibile, anzi necessario in periodi di crisi, essere promotori di un cambiamento positivo della cultura del lavoro, che liberi il tema del bilanciamento vita-lavoro dai confini dell’ottica di genere, per collocarlo a pieno titolo nella gestione delle risorse umane.

Le soluzioni proposte si possono suddividere in tre ordini di attività:

• Flessibilità nei tempi e nei luoghi di lavoro: orari flessibili, part-time, programmi di ferie flessibili;

• Politiche a supporto della maternità e paternità: permessi per motivi familiari, politiche a sostegno del reinserimento al lavoro dopo lunghi congedi, creazioni o convenzioni con asili nido.

• Formazione del personale e comunicazione interna coinvolgimento del lavoratore nella definizione di politiche ad hoc e costante informazione sulle possibilità offerte.

http://www.i-csr.org/home/index.php?option=com_content&view=article&id=90:pople-firstle-dimensioni-del-bilanciamento-tra-vita-personale-e-professionalele-nuove-prassi-italiane&catid=1:ricerche&Itemid=88&lang=it


 

venerdì 6 settembre 2013

COSTRUIRE UNA SOCIETA' PER OGNI ETA'



Già nel 44 a.C. Cicerone, nella sua opera filosofica Cato Maior de Senectute, illustrava i motivi per i quali l'età senile non è da considerarsi un male. Pur  dovendo accettare il decadimento fisico e l'impossibilità di godere di alcune delle gioie della vita, gli anziani hanno maturato quell'esperienza e acquisito quell'autorità che permettono loro di vivere una vita operosa, attiva e consapevole e di dedicarsi all'educazione dei più giovani.
Nel corso dei secoli e, soprattutto sul finire del secondo millennio, la visione della vecchiaia è mutata in quanto nelle società industriali si è iniziato a considerare le persone della terza e quarta età come un peso e un ostacolo allo sviluppo.
La questione è stata inquadrata per la prima volta nell’ambito delle Nazioni Unite nel 1982 in occasione della Prima Assemblea Mondiale sull’Invecchiamento tenutasi a Vienna.

Dal 1982 il Programma delle Nazioni Unite sull’Invecchiamento è stato quello di creare “una società adatta a tutte le età”, progetto che ha preso forma più concreta durante l’Assemblea di Madrid del 2002. Il 2012 è stato dichiarato anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni
Le idee emerse nel corso degli anni evidenziano la necessità di un progresso che si basi sui diritti umani, la lotta alla discriminazione per età, la sicurezza, la lotta alla povertà, l’educazione permanente, la partecipazione, l’interdipendenza, la solidarietà fra le generazioni e la promozione della ricerca su tutti gli aspetti legati all’invecchiamento al fine di affrontare la rivoluzione demografica sul fronte universale e viverla come segno di un’evoluzione dell’umanità.

Per approfondimenti
http://www.unimondo.org/Guide/Diritti-umani/Anziani/(desc)/show
http://europa.eu/ey2012/ey2012main.jsp?catId=970&langId=it

martedì 20 agosto 2013

INFORTUNI "BANALI" ?



“C’È POCO DA RIDERE”
Il rischio di cadute in piano è uno dei più diffusi e causa ogni anno decine di migliaia di incidenti nei luoghi di lavoro.
La maggior parte delle cadute avviene per colpa di pavimenti bagnati o per la presenza di materiali scivolosi (olio, grasso, ecc.) e la maggior parte degli infortuni dovuti ad inciampo sono dovuti a scarsa manutenzione e pulizia e a disordine. Le soluzioni sono spesso semplici e convenienti. Una valutazione adeguata dei rischi dovrebbe identificare le necessarie misure di controllo che includono la prevenzione e la gestione degli eventuali sversamenti, calzature idonee, un appropriato layout dell’ambiente di lavoro, pavimenti in materiali idonei, manutenzione e pulizia adeguate e una formazione e supervisione efficace.

Attraverso un film, che è adatto per tutti i settori lavorativi e tutti i lavoratori, a qualsiasi livello gerarchico, si vuole promuovere buone prassi di lavoro e sottolineare il fatto che sulle cadute in piano “non c’è niente da ridere”

https://osha.europa.eu/it/teaser/napo-latest-film-stimulates-awareness-of-slips-and-trips-at-work

http://www.napofilm.net/it/napos-films/multimedia-film-episodes-listing-view?filmid=napo-018-no-laughing-matter

giovedì 8 agosto 2013

AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO



I cambiamenti che stiamo affrontando al lavoro e nella nostra vita sono sempre più all’ordine del giorno… cerchiamo di vivere il cambiamento non come fonte di ansia ma come una possibilità di crescita!!


“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”
 

Questo aforisma di Lao Tzu(*) ci stimola a guardare al cambiamento da una diversa prospettiva, a scoprire ciò che il cambiamento ci può riservare. La trasformazione da bruco a farfalla molto spesso non è semplice e neppure indolore, ma consente di crescere ed evolvere!
 
Come affrontare questo passaggio?

Di fronte al cambiamento possiamo attuare una o più delle seguenti risposte funzionali:

1) Essere vigili: osservare, ascoltare i segnali deboli, per poter prevedere il cambiamento
2) Prendere consapevolezza del cambiamento che sta avvenendo, conoscerlo, esplorarlo per comprenderlo
3) Scaricare le emozioni negative, come la paura e la rabbia, attraverso l’aspetto liberatorio della scrittura
4) Ricordare i cambiamenti passati che abbiamo affrontato con successo e le lezioni che ne abbiamo tratto
5) Cercare l’aspetto positivo del cambiamento ed apprezzarlo
6) Usare l’immaginazione e focalizzarsi su ciò che desideriamo raggiungere e ottenere piuttosto che su ciò di cui abbiamo timore e non vogliamo
7) Evitare l’immobilismo improduttivo, l’attesa vana e la ricerca di soluzioni perfette, ma piuttosto mettersi in moto il più rapidamente possibile, sperimentare, agire!

Queste reazioni positive testimoniano che, se è vero che l’essere umano tende ad avere una forte resistenza al cambiamento, è anche vero che possiede una potentecapacità di azione e di adattamento.
Da ultimo, questo Proverbio cineseè un invito all’azione costruttiva:

 “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.”

(*) Lao Tzu (Laozi) è stato una delle più importanti figure della filosofia cinese, la cui esistenza reale è ancora dibattuta. Secondo la  tradizione cinese egli visse nel VI secolo a.C., anche se molti storici collocano la sua vita nel IV secolo a.C., il periodo delle cento scuole di pensiero e degli Stati Combattenti. È attribuita a Lao Tzula scrittura del Tao Te Ching (testo sacro taoista), ed egli stesso è considerato il fondatore del Taoismo.

lunedì 5 agosto 2013

MANAGERS E BENESSERE 2







Continuiamo il nostro  percorso di riflessione per chi ha responsabilità nel coordinamento delle risorse umane. Alcuni suggerimenti valgono comunque per tutte le persone che lavorano.

Le paure Come gestirle
Le paure dei dirigenti possono essere molteplici:

paura di non riuscire a far superare il periodo di crisi della propria azienda, paura di non essere all’altezza dei propri compiti, paura di ammalarsi, di non essere più capaci, paura di non riuscire a soddisfare le aspettative dei capi e dei collaboratori

La reazione alla paura è spesso quella di far di tutto per compiere tutto bene , per fare una buona impressione a tutti. Nella situazione economica attuale è necessario però essere consapevoli che il lavoro non è garantito neppure da prestazioni ottime e costanti.

Come affrontare la paura:
• Ammetterla con noi stessi e accettarla come parte di noi (La paura è propria dell’uomo, se non la provassimo non avremmo il senso della misura e l’attenzione istintiva ai pericoli)
• Dialogare con la paura questo è spesso sufficiente per ridurla
• Ricercare le cause della paura : insicurezza, senso di abbandono, necessità di accettazione
• Conquistarsi un’immagine di sé più autentica, più umana, uscire dalla gabbia del superuomo o della superdonna che non ha mai cedimenti soprattutto di fronte agli altri.

Riflessioni tratte da SOPRAVVIVERE LAVORANDO Manuale antistress di Anselm Grun 2008

venerdì 2 agosto 2013

LAVORO, FISCO E QUALITA' DELLA VITA

La crisi economica e del mercato del lavoro ci impone di modificare, in tempi stretti, la consolidata organizzazione del lavoro e del welfare del nostro modello occidentale, per individuare misure sostenibili sia in termini economici che di benessere per le persone.
Questa proposta ci sembra molto interessante ed efficace:

UNA SOCIETÀ SU MISURA AD OGNI ETÀ
Un nuovo patto che combini realismo fiscale e solidarietà sociale
spunti tratti da Kemal Dervis (*)

In tutto il mondo la disoccupazione da un lato, e gli assetti pensionistici dall’altro, sono divenuti un problema cruciale, fiscalmente e socialmente.
La crisi globale attuale ha solo accentuato l’evidenza del fenomeno, ma è certo che l’occupazione creata in nuove attività non compensa la perdita di posti di lavoro in quelle vecchie ed inoltre la maggior parte dei nuovi posti richiede competenze diverse, cosa che riduce la speranza di collocazione di chi ha perso il lavoro.
Servono alcune riflessioni: una radicale rivalutazione del lavoro, della formazione professionale e dello sviluppo delle competenze, delle pensioni e del tempo libero. Ad esempio formazione e sviluppo delle competenze dovrebbero essere svolti durante tutto l’arco della vita, iniziando da quando si è a scuola e continuando mentre si è sul posto di lavoro. Dovrebbero essere studiati sistemi di esenzione dei contributi per i primi anni di lavoro per i giovani che si inseriscono, e di pari passo, il pensionamento dovrebbe essere un processo graduale.

Per esemplificare: le persone dovrebbero poter lavorare in media 1800/2000 ore l’anno fino ai 50 anni; scendere a 1300/1500 ore fino ai 60; raggiungere le 500/1000 avvicinandosi ai 70. In pratica lavorare 5 giorni a settimana, poi 4, infine 2.
Anche le ferie pagate potrebbero essere 3/4 settimane fino ai 45 anni; raggiungere gradualmente le 7/8 settimane avvicinandosi ai 70 anni.

Imprenditori e dipendenti dovrebbero negoziare tale flessibilità, ricevendo incentivi ed aiuti finanziari dal governo.
L’obiettivo dovrebbe essere una società in cui i cittadini lavorano (e pagano le tasse) fino a 70 anni, ma meno intensivamente con l’avanzare dell’età e in maniera flessibile. In cambio di una prolungata vita lavorativa, i cittadini avrebbero più tempo per lo svago e per l’aggiornamento.
Il nuovo patto sociale per la prima metà del ventunesimo secolo deve combinare realismo fiscale, uno spazio significativo alle preferenze dei singoli e una forte solidarietà e protezione sociale contro gli shock derivanti da circostanze personali o da un’economia volatile.

(*)Kemal Dervis, ex ministro dell'economia in Turchia, amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), e il vice presidente della Banca Mondiale, è attualmente Vice Presidente della BrookingsInstitution (organizzazione no-profit che svolge ricerca indipendente per trovare e suggerire soluzioni di policy innovative per le principali istituzioni statunitensi e mondiali)



http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-07-28/societa-misura-lavoro-ogni-144336.shtml